Intervista a Romina Oprandi ex 32 wta

 

IL TENNIS CHE PASSIONE

Tutte le sere Romina Oprandi è costretta a "deliziare" stomaco e palato con antidolorifici per chetare il dolore alla spalla destra, quella che le serve per giocare a tennis e non solo, operata ben 5 volte: "L'ultima - spiega - a causa di un intervento errato ed eccessivo di un fisioterapista italiano che mi aveva in cura dopo l'ennesimo problema manifestatosi durante il Roland Garros 2013. Sosteneva che dovevo aprire di più il movimento e così addio legamenti. E' iniziato l'ennesimo calvario, il nuovo stop".

E ora?: "Ho ripreso da cinque settimane e la scorsa mi ha visto cogliere la finale in un 25.000 $ in terra tedesca. Sono arrivata a Torino un po' stanca anche per questo motivo. Non mi alleno dal punto di vista tennistico e lo faccio giocando. Non voglio e non posso permettermi di appesantire troppo il lavoro sulla spalla".

Un tennis, l'attuale di Romina Oprandi, che ha sempre nel tocco di palla, nelle accelerazioni e variazioni di ritmo le note dominanti: "Poi corro, recupero, lotto - si schernisce l'italo-svizzera - perchè cambiando le condizioni bisogna mutare anche il modo di stare in campo. Le considerazioni sul talento che posseggo le apprezzo ma oggi occorre anche avere altro per emergere".

Numero 32 del mondo nel 2013, oggi l'ex nazionale azzurra è scesa al posto numero 163, causa inattività. Dove vorrebbe chiudere l'anno?: "Tutto dipenderà da come reagirà la spalla e dalla continuità che riuscirò a dare al mio gioco e ai miei tornei. L'ideale sarebbe riuscire a disputarne almeno due al mese. Vedremo. Certo è che alla fine di ogni match l'arto duole e abbisogna di cure. Sotto questo punto di vista è un patimento".

A Torino Romina ha un ricordo lontano: "Partecipai qui al Nord Tennis ad un 10.000 $ tanti anni fa, direi una decina. Persi al primo turno contro Alice Canepa, che mi sorprese con tante palle alte. Occorreva avere esperienza per uscire indenni da quel tipo di match. Oggi forse ci riuscirei. E' chiaro che in quest'occasione punto alla vittoria e non solo per il fatto di essere la numero 1 del seeding".

Svizzera e Italia, un dilemma quasi esistenziale e sportivo: "Nessun dilemma - precisa - poichè ad un certo punto ho preso una decisione, di tornare elvetica, e non me ne pento. Tutto sommato non è cambiato nulla rispetto al passato. Ora vivo e mi alleno a Berna, con mio fratello Romeo e sono scesa in campo in tre occasioni in Federation Cup con la maglia della nazionale svizzera. Diverse le compagne, tra cui anche Martina Hingis, sempre uguali i risultati e per fortuna positivi".

E dell'Italia cosa ti è rimasto?: "Il piacere di tornare, soprattutto per il cibo che amo infinitamente. La pizza prima di tutto". Il tennista è per antonomasia un giramondo, come ogni sportivo di alto livello. Ami questo lato del tuo sport oppure no?: "In Svizzera le condizioni di vita, pulizia in primis, sono ideali. Non è sempre facile adattarsi quando si è fuori però amo conoscere mondi e culture diversi. Anche questo ti accresce come persona".

Il torneo che vorresti vincere?: "Naturalmente Torino - sorride - perchè è meglio guardare settimana dopo settimana". E quello che da bambina sognavi?: "Il Roland Garros, anche se a Parigi, a causa del tipo di terra per le mie caratteristiche tecniche troppo veloce, non sono mai andata lontana". I momenti più belli della tua carriera?: "Senza dubbio i quarti di finale raggiunti a Roma, agli Internazionali, e la vittoria sull'erba di s'Hertogenbosh contro l'allora numero 1 del mondo Kim Cljisters".

Essere svizzera genera automaticamente l'accostamento all'illustre connazionale, Roger Federer: "Una persona splendida, con la quale mi sono allenata spesso, sia sul duro che sulla terra. Un piacere scambiare colpi con lui e poter acquisire piccoli segreti". Tennis e...."Calcio, lo amo tantissimo e sono un'ottima giocatrice. D'attacco naturalmente, come Ronaldo e Messi. Potrei definirmi un mix tra loro due. Anzi se la Juventus, la mia squadra del cuore, ne avesse bisogno, lancio un appello. Prendetemi!. Scherzi a parte è una disciplina che mi esalta, sia da punto di vista tecnico che agonistico. Anche lo sci, da svizzera, mi piace".

Ora è tempo di tornare in campo e pensare al prossimo incontro. Per continuare a stupire, come fece alcuni anni fa quando in un momento di pausa agonistica, successivo all'ennesimo intervento chirurgico, si tuffò nell'esperienza di animatrice in un villaggio turistico in Egitto: "Una bella parentesi che rifarei, senza racchetta naturalmente - chiude Romina con un sorriso a 360° a confermarne la grande disponibilità fuori dal terreno di gioco".

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